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  Estratto dal Codice Civile, Libro III: Della Proprietà

 

Titolo I - Dei Beni Titolo II - Della proprietà Titolo III - Della superficie Titolo V - dell'usufrutto, dell'uso e dell'abitazione
Titolo VI - delle servitù prediali Titolo VII - della comunione Titolo VIII - del possesso  


Titolo Capo Sezione Articolo Contenuto
I - dei beni I   810

Nozione - sono beni le cose che possono formare oggetto di diritti

I I II 812

Distinzione dei beni -sono beni immobili il suolo, le sorgenti, e i corsi d'acqua, gli alberi, gli edifici, e le altre costruzioni, anche se unite a scopo transitorio, e in genere tutto ciò che neutralmente è incorporato al suolo.

I I II 813 Distinzione dei diritti - salvo che dalla legge risulti diversamente, le disposizioni concernenti i beni si applicano anche ai diritti reali che hanno per oggetto beni immobili e alle azioni relative.
I I II 817 Pertinenze - sono pertinenze le cise destinate in modo durevole a servizio o ad ornamenento di un'altra cosa.
I I III 820 Frutti naturali e frutti civili - sono frutti naturali quelli che provengono direttamente dalla cosa, vi concorra o no l' opera dell'uomo, come i prodotti agricoli, la legna, i parti degli animali, i prodotti delle miniere, cave e torbiere.
....sono frutti civili quelli che si ritraggono dalla cosa come corrispettivo del godimento che altri ne abbia. Tali sono gli interessi dei capitali (artt. 1282, 1815), i canoni enfiteutici (art. 957 ss.), le rendite vitalizie (art. 1872 ss.) e ogni altra rendita, il corrispettivo delle locazioni(art. 1571 ss.).


Titolo Capo Sezione Articolo Contenuto
II - della proprietà I   834

Espropriazione per pubblico interesse - nessuno puo' essere privato in tutto o in parte dei beni di sua proprietà, se non per causa di pubblico interesse, legalmente dichiarata, e contro il pagamento di una giusta indennità (artt. 838, 865, 1638).

II I   839

Beni di interesse storico e artistico - le cose di propriertà privata, immobili e mobili, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnografico, sono sottoposte alle disposizioni delle leggi speciali (Cost. artt. 9, 42)
(D.L. 5 luglio 1972, n288, convertito in legge 8 Agosto 1872, n.487 concernente l'esportazione delle cose di interesse artistico ed archivistico di cui alla legge 1 Giugno 1939, n. 1089 e al D.P.R. 30 Settembre 1963, n.1409)

II II I 840

Sottosuolo e spazio sovrastante al suolo - la proprietà del suolo si estende al sottosuolo, con tutto ciò che vi si contiene, e il proprietario puo' fare qualsiasi escavazione od opera che non rechi danno al vicino. Questa disposizione non si applica a quanto forma oggetto delle leggi sulle miniere, cave e torbiere. Sono del pari salve le limitazioni derivanti dalle leggi sulle antichità e belle arti, sulle acque, sulle opere idrauliche e da altre leggi speciali.
(fra le altre: legge 1°giogno 1939, n.1089 e legge 21 dicembre 1961, n.1552 concernenti la tutela delle cose di interesse artisitco e storico; legge 29 giugno 1939, n.1497 e 8 agosto 1985, n.431 concernenti la protezione delle bellezze naturali.....)

II III V 869 Dei piani regolatori - i proprietari di immobili nei comuni dove sono formati piani regolatori devono osservare le prescrizioni dei piani stessi nelle costruzioni e nelle riedificazioni o modificazioni delle costruzioni esistenti.
II II V 871 Norme di edilizia e di ornato pubblico - Le regole da osservarsi nelle costruzioni sono stabilite dalla legge speciale (legge 2 febbraio 1974,n.64 concernente i provvedimenti per le costruzioni con particolari prescrizioni per le zone sismiche) e dai regolamenti edilizi (art. 33, legge 17 agosto 1942, n.1150)
II II V 872 Violazione delle norme di edilizia - Le conseguenze di carattere amministrativo della violazione delle norme indicate dall’articolo precedente sono stabilite da leggi speciali (Art. 41, l. 17 agosto 1942, n. 1150, legge urbanistica; art. 15, l. 28 gennaio 1977, n. 10, norme per l’edificabilità dei suoli; art 2, l. 28 febbraio 1985, n. 47).
Colui che per effetto della violazione ha subito danno deve esserne risarcito, salva la facoltà di chiedere la riduzione in pristino quando si tratta della violazione delle norme contenute nella sezione seguente o da questa richiamate
.
II II VI 873

Distanze nelle costruzioni. - Le costruzioni su fondi finitimi, se non sono unite o aderenti, devono essere tenute a distanza non minore di tre metri.
Nei regolamenti locali può essere stabilita una distanza maggiore (art. 878). (Articoli. 33 e 41 quinquies e septies, l. 17 agosto 1942, n. 1150, legge urbanistica. Una parziale deroga all’articolo è prevista dall’art. 3, l. 9 gennaio 1989, n. 13, eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati.)

II II VI 874 Comunione forzosa del muro sul confine -Il proprietario di un fondo contiguo al muro altrui può chiederne la comunione (V. anche art 2932) per tutta l’altezza o per parte di essa, purché lo faccia per tutta l’estensione della sua proprietà. Per ottenere la comunione deve pagare la metà del valore del muro, o della parte di muro resa comune, e la metà del valore del suolo su cui il muro è costruito. Deve inoltre eseguire le opere che occorrono per non danneggiare il vicino (V. anche artt. 876, 885, 888, 904).
II II VI 875 Comunione forzosa del muro che non è sul confine - Quando il muro si trova a una distanza dal confine minore di metri 1,5 ovvero a distanza minore della metà di quella stabilita dai regolamenti local, il vicino può chiedere la comunione del muro (V. art. 874) soltanto allo scopo di fabbricare contro il muro stesso, pagando, oltre il valore della metà del muro, il valore del suolo da occupare con la nuova fabbrica, salvo che il proprietario preferisca estendere il suo muro sino al confine (V. artt. 877)
II II VI 877 Costruzioni in aderenza - Il vicino, senza chiedere la comunione del muro posto sul confine (V. art. 874), può costruire sul confine stesso in aderenza, ma senza appoggiare la sua fabbrica a quella preesistente.
Questa norma si applica anche nel caso previsto dall’art. 875; il vicino in tal caso deve pagare soltanto il valore del suolo (V. art. 879).
II II VI 878

Muro di cinta - Il muro di cinta e ogni altro muro isolato che non abbia un’altezza superiore ai tre metri non è considerato per il computo della distanza indicata dall’articolo 873. Esso, quando è posto sul confine, può essere reso comune (V. art. 874) anche a scopo d’appoggio, purché non preesista al di là un edificio a distanza inferiore ai tre metri.

II II VI 879 Edifici non soggetti all’obbligo delle distanze o a comunione forzosa - alla comunione forzosa non sono soggetti gli edifici appartenenti al demanio pubblico (V. art 822) e quelli soggetti allo stesso regime (V. art 824), né gli edifici che sono riconosciuti di interesse storico, archeologico o artistico, a norma delle leggi in materia. Il vicino non può neppure usare della facoltà concessa dall’art. 877. Alle costruzioni che si fanno in confine con le piazze e le vie pubbliche non si applicano le norme relative alle distanze, ma devono osservarsi le leggi e i regolamenti che le riguardano.
II II VI 880 Presunzione di comunione del muro divisorio - Il muro che serve di divisione tra edifici si presume comune fino alla sua sommità e, in caso di altezze ineguali, fino al punto in cui uno degli edifici comincia ad essere più alto (V. art. 881).
Si presume parimenti comune (V. art. 885) il muro che serve di divisione tra cortili, giardini e orti o tra recinti nei campi.
II II VI 881

Presunzione di proprietà esclusiva del muro divisorio - Si presume che il muro divisorio tra i campi, cortili, giardini od orti appartenga al proprietario del fondo verso il quale esiste il piovente e in ragione del piovente medesimo.


Se esistono sporti, come cornicioni, mensole e simili, o vani che si addentrano oltre la metà della grossezza del muro, e gli uni e gli altri risultano costruiti col muro stesso, si presume che questo spetti al proprietario dalla cui parte gli sporti o i vani si presentano, anche se vi sia soltanto qualcuno di tali segni.

 

 

Se uno o più di essi sono da una parte, e uno o più dalla parte opposta, il muro è reputato comune: in ogni caso la positura del piovente prevale su tutti gli altri indizi.

II II VI 884 Appoggio e immissione di travi e catene nel muro comune - Il comproprietario di un muro comune può fabbricare appoggiandovi le sue costruzioni e può immettervi travi, purché le mantenga a distanza di 5 cm dalla superficie opposta, salvo il diritto dell’altro comproprietario di fare accorciare la trave fino alla metà del muro, nel caso in cui egli voglia collocare una trave nello stesso luogo, aprirvi un incavo o appoggiarvi un camino.
Il comproprietario può anche attraversare il muro comune con chiavi e catene di rinforzo, mantenendo la stessa distanza. Egli è tenuto a riparare i danni causati dalle opere compiute. Non può fare incavi nel muro comune, né eseguirvi altra opera che ne comprometta la stabilità o che in altro modo lo danneggi (V. artt. 1120 e 1122).
II II VI 886 Costruzione del muro di cinta - Ciascuno può costringere il vicino a contribuire per metà nella spesa di costruzione dei muri di cinta che separano le rispettive case, i cortili e i giardini posti negli abitati. L’altezza di essi, se non è diversamente determinata dai regolamenti locali o dalla convenzione, deve essere di 3 m.
II II VI 889 Distanze per pozzi, cisterne, fosse e tubi - Chi vuole aprire pozzi, cisterne, fosse di latrina o di concime presso il confine, anche se su questo si trova un muro divisorio, deve osservare la distanza di almeno 2 m. tra il confine e il punto più vicino del perimetro interno delle opere predette.

Per i tubi d’acqua pura o lurida, per quelli di gas e simili e loro diramazioni deve osservarsi la distanza di almeno 1 m. dal confine.
Sono salve in ogni caso le disposizioni dei regolamenti locali.